tedio deliri :: Mutandine di seta

Era una fredda mattina d'inverno, la bruma umidiccia appannava i vetri.
Nell'ufficio -uno stanzino di sette metri quadri- ristagnava il calore proveniente dalla stufetta elettrica in perenne collasso e il fumo di sigaretta.
Aspettavo un cliente, l'ennesimo uomo di mezza età tradito e derubato dall'amante di vent'anni più giovane scappata a Cuba con i risparmi di tutta una vita.
L'aria era densa, anche la scritta "Vercetti investigazioni private" sembrava danzare in quel turbinio di polveri e cenere.
Il povero, ennesimo cornuto tardava ad arrivare, chiamai così la mia segretaria, Delia: una bella cavalla, ma dichiaratamente innamorata di me (peccato per lei che io non abbia tempo da perdere con ragazzine sentimentali) e le dissi di far aspettare il cliente se fosse arrivato, lei annuì con quegli occhi luminosi e furbi nascosti sotto gli occhiali dalla montatura in ferro e richiuse la porta dietro di sé.
Notai mentre usciva che quel giorno indossava una gonna a tubino color ruggine, lunga fino al ginocchio con un vertiginoso spacco che mi lasciava col respiro affannoso e le mani sudaticce.
Tirai fuori dal mobiletto antistante la scrivania una bottiglia di Jim Beam etichetta bianca e me ne versai un bicchiere, dopodichè mi misi comodo in poltrona a fumare una lucky strike.
Le sigarette e il bourbon erano gli unici vizi giovanili che mi erano rimasti: avevo smesso di abbordare ragazze in discoteca (a dir la verità, avevo proprio smesso d'andarci, in discoteca), non uscivo più con gli amici a far baldoria il venerdì sera né nessun altra sera della settimana, avevo smesso di divertirmi e avevo smesso l'inutile vizio dell'amore.
Il Jim Beam scendeva che era un piacere e mi scaldava lo stomaco, fumavo avidamente la sigaretta con rapide e profonde boccate.
Mi slacciai i pantaloni del completo gessato, levai le scarpe di vernice nera, misi i piedi sulla scrivania e mi lasciai andare a fantasie su viaggi verso mete esotiche che non avrei mai intrapreso.
Ero un poveraccio, un investigatore privato squattrinato e inconcludente con un dubbio passato alle spalle che non avrebbe mai potuto permettersi di mollare tutto e partire; così mi limitai a fantasticare massaggiandomi il cazzo mentre mi immaginavo in Thailandia a farmi sbocchinare da profumate sedicenni.
Passò un'ora, forse un'ora e mezza quando mi risvegliai da un sonno disturbato con la voce argentina di Delia che mi avvertiva che il cliente era arrivato.
Le dissi di farlo attendere un attimo; mi riallacciai i pantaloni, rimisi le scarpe e aprii la finestra per far arieggiare la stanza.
Un soffio gelido di vento dicembrino mi schiaffeggiò le guance mal rasate facendomi trasalire, mi dovetti appoggiare al muro per l'improvviso capogiro.
Ero stordito, forse ubriaco.
Dissi dopo qualche minuto a Delia di far entrare il cliente, sentii il cigolio della porta e ancora girato verso la finestra aperta l'accolsi di spalle invitandolo a sedersi.
- Buongiorno detective Vercetti- disse l'uomo.
Mi girai, stupito di sentire una voce maschile ed autoritaria con uno strano accento, l'esatto opposto delle nenìe piagniucolose dei borghesucci a cui era sparita l'amata con la cassaforte.
L'uomo era alto, di corporatura massiccia e dal volto segnato da un'ombra grigiastra di barba, al contrario della mia, rasata di fresco.
Era ben vestito, portavo un lungo cappotto grigio, un completo antracite di lana pettinata e delle scarpe artigianali italiane di pelle nera.
Lo invitai nuovamente a sedersi dopo averlo squadrato per interminabili secondi.
Ero rallentato, non riuscivo a ragionare ancora intontito dal bourbon e dalla pennichella fuori orario.
Esordii con un pietoso - Cosa posso fare per lei?-
Egli mi guardò accigliato, cosciente di essere davanti ad uno scimmione rintronato a cui stava per affidare un incarico.
Perplesso mi chiese - Tutto bene? Mi sembra pallido.-
- Le chiedo scusa, ho curato male un'influenza, ma mi rimetterò in pochi giorni.-
Il fatto era che non avevo nessuna voglia di lavorare, per quanto potessi navigare in cattive acque quel giorno lo volevo dedicare al dolce far niente bevendo e fumando fino a svenire.
Con malcelato disinteresse gli chiesi di espormi il suo problema.
- Mia moglie è sparita.-
Cercai di non sbuffare e di non far trapelare da nessuna espressione del viso il fatto che ero ormai esausto di sentire tutti i santi giorni le solite storie di adulteri sfociati nella fuga.
- Da quanto non si fa viva?-
- Quattro giorni, signor Vercetti, sono molto preoccupato.-
Decisi che non ne valeva la pena, in quei giorni per quanto semplice potesse essere il caso avrei gozzovigliato nei bar cercando questa fantomatica donna nel fondo di mille bicchieri spendendomi tutto l'anticipo in alcolici.
Avevo bisogno di chiudermi in casa con una stecca di sigarette, qualche bottiglia di bourbon e una decina di film porno.
- Sono spiacente signor... Scusi, non le ho neanche chiesto il suo nome.-
- Friedelmann, Irvin Friedelmann.-
- Come le dicevo, signor Friedelmann, sono spiacente di averle fatto perdere del tempo ma in questi giorni ho per le mani un grosso caso che mi sta rubando un mucchio di tempo. Sarei ben felice di cercare sua moglie, ma non ne ho la possibilità. Se vuole posso darle il numero di un collega fidato che...-
- Mister Vercetti, sono venuto da lei perchè delle persone mi hanno parlato molto bene dei suoi servizi. Mi è stato detto che lei è una persona affidabile e riservata.-
Quando ruttai silenziosamente e mi si riempì la bocca di succhi gastrici, capii che era decisamente il caso di tornare a casa.
Tagliai corto invitandolo a rivolgersi ad altri detective, la città ne era piena ed io non ero sicuramente uno dei migliori.
- Posso offrirle il doppio della sua tariffa abituale.-
- Le ripeto mr. Friedelmann che in questi giorni ho un caso molto impegnativo per le mani, non è la questione economica..-
- Il triplo- incalzò con aria di sfida.
- Senta non sto giocando al rilancio, ho davvero una gatta da pelare, mi fa piacere che lei abbia così tanta stima nei miei confronti, ma-
- Signor Vercetti, il denaro non mi manca, le lascio una valigetta qui, accanto alla sedia. Mi affido al suo buon senso, io tengo molto a mia moglie. Lei è sposato detective?-
Scossi la testa negativamente e Friedelmann ridacchiò amaramente - Allora non può capire, mia moglie è tutto per me, TUTTO. Capisce?-
Mi girai verso la finestra spalancata per nascondere l'espressione contrariata che ormai mi paralizzava il viso già contratto dall'acido sulla lingua.
Inspirai a fondo l'aria umida e puzzolente, guardai i tetti dei palazzi circostanti poi mi cadde l'occhio sul marciapiede dov'era parcheggiata un'Aston Martin nera.
Appoggiati al muro di fianco al bolide due uomini enormi vestiti di nero con un'espressione tutt'altro che raccomandabile.
Li guardai meglio, uno aveva un viso familiare che però non riuscivo a ricollegare ad un evento o ad un luogo.
Il signor Friedelmann mi fissava con uno sguardo penetrante e sicuro, ci guardammo a lungo e fu così che cominciai ad intuire che c'era qualcosa che mi sfuggiva.
Mi rimisi a sedere e un brivido mi percorse la schiena come un fulmine, il tizio là fuori -Cristo!- ecco dove l'avevo già visto, era lo scagnozzo del russo, un malavitoso per cui avevo fatto un lavoro qualche anno prima che non era andato a finire bene. Anzi.
In passato a causa di certi problemini economici ero stato obbligato a fare dei lavori sporchi, ero una pedina ma guadagnavo bene; il rischio di essere arrestati c'era, ma ero giovane e scapestrato e la cosa non mi preoccupava troppo.
Una notte attendevamo una partita di droga per il russo, io e i suoi uomini dovevamo andare a ritirarla al porto e portarla nei magazzini dell'attività che utilizzava per coprire il narcotraffico, ma qualcosa andò storto: i filippini che ci stavano dando la roba erano strafatti di shaboo, quando a uno degli scimmioni del russo cadde a terra un tirapugni i musi gialli cominciarono a sparare all'impazzata e successe il finimondo.
Diverse persone morirono quella notte tra cui il figlio maggiore del boss, altrettante andarono in prigione, io riuscii a scappare ma dovetti stare fuori dal giro per un bel pò perchè sia i filippini che il russo credevano che avessi a che fare qualcosa con l'incidente.
Quel tizio non poteva essere sotto il mio ufficio per puro caso, c'era qualcosa che non quadrava o stavo diventando paranoico.
Guardai con sguardo confuso il signor Friedelmann che per tutta risposta mi sorrise e sussurrò -La valigetta, mister Vercetti, non dimentichi. Le lascio il numero al quale contattarmi; stasera si faccia trovare nel parcheggio dello Sheraton, troverà una macchina nera con un autista che la condurrà nella residenza di mia moglie, così avrà modo di fare un sopralluogo e cercare eventuali indizi sulla sua sparizione. Nel caso volesse rifiutare l'incarico domani passerà un mio incaricato per riprendere la valigetta.-
-Signor Friedelmann io non posso davvero..-
Come se non mi avesse sentito si alzò, mi strinse a lungo la mano e uscì dalla porta.
Frastornato da quello strano colloquio e reso guardingo dallo scagnozzo del russo improvvisamente mi sentii mancare l'aria.
Arrancai a fatica fino alla finestra e affacciandomi vidi mister Friedelmann entrare nell'Aston Martin, fu in quel momento che il conato di vomito si fece insistente e la mia colazione semidigerita si rovesciò sulla moquette slavata del pavimento.
Mi inginocchiai mentre Delia accorreva allarmata dai rumori molesti provenienti dal mio tratto gastrointestinale in sobbuglio.
Con quella gonna attillata e la camicetta che lasciava intravedere seni rotondi e sodi mi si avvicinò totalmente incurante del fatto che fossi scosso dai conati e mi fece bere un bicchiere d'acqua.
Pulì la moquette alla bell'e meglio poi la congedai intimandole a mezza voce di tornare alla sua scrivania.
Ubbidiente e docile Delia abbassò la testa e uscì dallo stanzino dondolando quel culo fantastico.
Mi sedetti alla mia scrivania per fare mente locale, per cercare una spiegazione.
I pensieri si affollavano lasciandomi senza idee brillanti o intuizioni che mi fossero utili per uscire da quel mare di merda.
Tirai fuori il pacchetto e accesi una sigaretta, la fumai velocemente con la bocca arida e le lacrime per i conati incrostate sugli occhi e lungo le guance.
Quando la spensi ero calmo come non lo ero da anni, mi avvicinai alla valigetta, la appoggiai sul tavolo e riflettei sul da farsi.
Ero abbastanza sicuro che Friedelmann lavorasse per il russo, avevo davanti quella valigetta che con tutte le probabilità era imbottita d'esplosivo al plastico che si sarebbe innescata una volta fatta scattare la serratura.
Al contempo pensavo che il russo avrebbe potuto farmi ammazzare per strada come un cane in un qualsiasi momento, perché disturbarsi accampando tutta questa massinscena?
Il problemino che avevo con l'alccol non faceva altro che acuire le mie paranoie, pensieri funesti e assurdi mi si accalcavano
nella testa, ipotesi assurde mi martellavano il cranio.
Urlai a Delia di scendere al bar a prendermi un caffè, se la valigetta fosse esplosa avrebbe potuto morire tutto il fottuto palazzo, ma il culo di Delia era sacro, quella gran fica non poteva andare in mille pezzi.
MI riaffacciai alla finestra provando una vertigine per tutto quello spazio aperto, spalancato davanti alla mia bocca come le cosce di una baldracca.
Feci un respiro, pensai al fantasmagorico didietro di Delia e con un'erezione nei pantaloni mi dissi che tanto valeva morire col cazzo duro, feci una lunga sorsata di bourbon e mi accinsi ad aprire la valigetta.
Con le chiappe strette e la fronte sudata misi i pollici sui gancetti che tenevano chiusa la ventiquattr'ore, le mani erano umide e le dita scivolose, provai una volta ma il coraggio mi mancò all'ultimo.
Bevvi un'altra lunga golata d'alcol, feci un lungo respiro, mi accertai che Delia fosse fuori e aprii quella maledetta valigetta.
Chiusi istintivamente gli occhi e mi aspettai di venire dilaniato dall'esplosione, invece nulla.
Quando riaprii gli occhi vidi solo la valigetta, la spalancai e mi mancò il fiato vedendo che quello stronzo di Friedelmann non aveva mentito riguardo ai soldi.
Ce n'erano molti più di quanti pensassi, mazzette e mazzette di banconote da cento.
In quel momento sentii Delia rientrare e annunciare con la sua voce da tortora il mio caffè.
Fu in quell'istante che capii che mister Friedelmann poteva anche avermi teso un trabbocchetto per uccidermi comodamente e in maniera più pulita o poteva essere la persona più onesta e generosa del mondo, la cosa non m'interessava.
L'unica cosa certa era che nessun omuncolo alla ricerca dell'amante, nessun russo e nessun Friedelmann avrebbero più rivisto la mia faccia da stronzo. Friedelmann non avrebbe più rivisto nemmeno i suoi soldi.
Chiamai Delia in ufficio, con il suo solito zelo entrò titubante, appoggiò il bicchiere di polistirolo sulla scrivania e con lo sguardo basso fece per andarsene.
All'improvviso non opposi più resistenza al cazzo che mi premeva contro il cavallo, la presi per un braccio e le diedi un bacio con la bocca che sapeva di moquette sporca.
Lei mi si sciolse addosso e mentre con una mano la stringevo ancora con l'altra m'insinuai nello spacco della sua gonna color ruggine, lei ansimò svenevole quando arrivai a toccarle il culo.
La girai, le feci appoggiare il petto alla scrivania, mi chinai dietro di lei e mi fermai un secondo a contemplare tutto quel ben di dio.
Poi con delicatezza le alzai la gonna e con mio grande piacere ebbi modo di constatare che aveva delle mutandine di seta color lavanda, profumate e lucide, che cadevano morbidamente su quel culo sodo e prominente.
Le scostai il bordo degli slip e la toccai con un dito, lei girata gemeva e ridacchiava; a quel punto persi ogni controllo e senza nemmeno spogliarla incominciai a fotterla forte lì sulla scrivania.
Una delle scopate migliori della mia vita.
Fu allora che decisi il da farsi; dissi a Delia di andare a casa, fare una valigia di indumenti leggeri e farsi bella.
Lei mi guardò stupita e adorante, con le guance arrossate e i capelli spettinati, con modi sbrigativi le feci capire che le avrei spiegato in seguito.
Io di mio non avevo nulla da prendere, controllai nell'ultimo cassetto di avere tutti i documenti necessari per partire, mi scolai quel che restava nella bottiglia di Jim Beam e mi accesi una sigaretta.
Avevo passato anni ad ingrigire ingobbito su questa scrivania, ma era arrivata l'ora di cambiare, era arrivata l'ora di tornare a divertirmi.
Nessuno dovrebbe aspettare di arrivare quasi ed essere morto per riprendersi la propria vita, per imparare ad essere incoscienti e seguire la prima idea bislacca che passa per la testa.
Sarei tornato ad andare a ballare nei locali, a fare baldoria il venerdì sera e, perchè no magari avrei anche ripreso il vizio dell'amore.
Mi sporsi dalla finestra e vidi Delia prendere un taxi con gli occhi luminosi, presi il giaccone, riempii la valigetta con i miei documenti e chiusi l'ufficio a chiave.
Mentre giravo la chiave nella toppa sentii la voce di Friedelmann chiamarmi, mi girai di scatto e lo vidi mentre mi puntava la pistola al viso.
Fu allora che capii che mi ero preoccupato sempre troppo anche quando si trattava di divertirsi e mentre quell'uomo elegante premeva il grilletto e un proiettile mi perforava il cranio, con la gola piena di sangue risi di cuore.
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uffffff
¡Perrea, perrea!®

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purtroppo non ha alcun senso
[Askatasuna::post]l'involto di una drizza accanto al winch di dritta sulla tuga.
[maranza::post]ho errato

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[Q.::post]purtroppo non ha alcun senso


però è una simpatica collezione di clichè, dai


L'asphalto che non ha paura di volare

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ormai mouppha è uscita dal limbo quindi non sentitevi in obbligo di uppare per forza.
¡Perrea, perrea!®

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ma difatti me ne guardo bene


L'asphalto che non ha paura di volare

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tl;dr

un altro conato, poi stiamo insieme

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e invece io moduppai. tiè
testo popput'niubbo non rompere esci la fresca e compra ASPHSUITE EXCELSIOR!
[Pisodeuorrior::post]Suppongo che se tutte le pornostar si infilassero boa costrictor nel culo per un milione di anni questi prenderebbero a nidificare nel retto degli umani ma questo non fa di loro fottuti animali da compagnia.

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TL;DR
SI FICCA, SI FICCA!!! SI FICCAAAAAA!!!
SI FICCA? SI? BENE, ANDIAMO! NON SI FICCA? CIAO! AHAHAHAHAHHAHAHHA
CIAO, FICCHIAMO? NO? CIAO!
CIAO! FICCHIAMO? MA SONO UN UOMO!
NON FA NIENTE! FICCHIAMO UGUALE!

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non o capito
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paccio moddownai perché mi ai spanato il layout e insieme ai toast con la crosta sono la seconda cosa che odio di piou al mondo.

edit: paccio dimmi che dio hai che subito dopo averti moddownato il post il tipo da cui sto si è svegliato ubriaco e ha sbrattato in doccia facendo un rumore tremendo e rovinandomi irreversibilmente la giornata.
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[muTTley::post]TL;DR
[Mr.Wolf::post]
non pensavo di poter mai scrivere queste parole ma: ha ragione Irish.

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[muffa::post]paccio dimmi che dio hai che subito dopo averti moddownato il post il tipo da cui sto si è svegliato ubriaco e ha sbrattato in doccia facendo un rumore tremendo

che frequentazioni nobili!
when we all feel the pain life is life
Basta adesso dobbiamo dire due parole ai gestori di internet perché forse è meglio chiuderla

[salazar::post]come adesso è + gradevole vedere la minogue con il vestitino bianco che mostra chiappe e seno piuttosto che 40 anni fa nilla pizzi vestita da commessa che ringrazia dei fior.

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Letto tutto.
Un misto fra Roger Rabbit, un porno, una lezioncina sulla vita e puzzo di alcool e sigarette.
Insomma, 2 euro su una bancarella di libri.
Non sono mod, ma se lo fossi stato non avrei fatto nulla.
Ciao Metatron!"ciccis, non so come mai ti ho letto che di solito ti tengo killato, ma mi fai preoccupare: la bile, figlio mio, la bile, attento che ti sale su per la gola e ti strozza. calma e gesso. ho l'immagine di te che batti forte forte sulla tastiera sputacchiando con ira mentre digiti. calma, stellina.
Ruby Tuesday

Orgogliosissimo nipote di Mafalda (e anche di Wolf).

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Fra l'altro sono appena stato moddato. (inteso come diventare mod)

E' un gomblotto.
Ciao Metatron!"ciccis, non so come mai ti ho letto che di solito ti tengo killato, ma mi fai preoccupare: la bile, figlio mio, la bile, attento che ti sale su per la gola e ti strozza. calma e gesso. ho l'immagine di te che batti forte forte sulla tastiera sputacchiando con ira mentre digiti. calma, stellina.
Ruby Tuesday

Orgogliosissimo nipote di Mafalda (e anche di Wolf).

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muffa si vede che ti ci sei messa di buzzo buono, brava, però se togli tutti gli ornamenti è un flash a base di cose già viste
Io sono solito stampare in formato A3 col plotter i post di rodolfo per poi arrotolarmeli attorno al corpo nudo e gettarmi nei letamai del circondario. (supermaz)

DVRITIAM CORDIS VESTRIS SAXA TRAERE MERVISTIS

Scegliamo di mangiare una polenta abbrustolita, e la chiediamo senza alcun abbinamento. (Il Maestro)

Salve, sto cercando di ammodernare il mio sito internet. (Rabbi Acher)

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[psycho::post]se posso chiedere, come mai nelle tue storie la prospettiva e' sempre quella di un gran porcone?

Ma infatti, mi pareva strano che una donna scrivesse dal punto da quel punto di vista.

Racconto pieno di cliches e finale inconcludente proprio quando inizia a prendere una qualche piega, ma se ci fosse il mezzo punto mod, te lo darei per la storia di farsi la segretaria, che mi stava intostando

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ammè, come esercizio di stile, è piaciuto (infatti modduppai).
[vision-x::post]wile e' il buddha strafatto di slimfast dell'asphalto.

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[wile::post]ammè, come esercizio di stile, è piaciuto


ma cambierei il titolo.
appena ho i punti ti appo.
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Frammento di pelle con il dono dell'ubiquitina.

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[DaEsU.5::post]Letto tutto.
Un misto fra Roger Rabbit, un porno, una lezioncina sulla vita e puzzo di alcool e sigarette.
Insomma, 2 euro su una bancarella di libri.
Non sono mod, ma se lo fossi stato non avrei fatto nulla.

Grazie, io non avevo la forza di leggerlo tutto.
Anche in una società più decente di questa, mi troverò sempre con una minoranza di persone. Io credo nelle persone, però non credo nella maggioranza delle persone. Mi sa che mi troverò sempre a mio agio e d'accordo con una minoranza

Beati voi giovani, sempre impegnati in nuove battaglie con rinnovata energia.
Pacciani

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[skin::post]ma cambierei il titolo.

no, neanche.
[vision-x::post]wile e' il buddha strafatto di slimfast dell'asphalto.

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[psycho::post]
se posso chiedere, come mai nelle tue storie la prospettiva e' sempre quella di un gran porcone?


lol
La speranza la lascerei agli stronzi [A.R.]

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ho deciso di moduppare solo i raccontini di meno di 20 righe.
- Science shouldn't lie just to make you more comfortable. That's religion's job.
- "ah ok, allora va tutto bene, mi piacciono un sacco i grossi cazzi nel culo! in fondo vogliamo tutti le stesse cose, che bello! viva la democrazia! viva i puffi! viva il cazzo!" (Silvie)

[fork()]

[muffa::post]soffio gelido di vento dicembrino mi schiaffeggiò le guance mal rasate
[muffa::post]uomo era alto, di corporatura massiccia e dal volto segnato da un'ombra grigiastra di barba, al contrario della mia, rasata di fresco.


cough cough

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